ci sono volte che dio, boh, o si mette d'impegno o semplicemente guarda da un'altra parte. essendo io un agnostico con tendenze a credere, o meglio tentare di credere, nell'esistenza di una divinità sostanzialmente stronza propendo per la seconda. manco a dirlo ieri è stato uno di quei momenti.
Paul Weller. villa arconati.
non sto qua a raccontarvi la rava e la fava. con chi ero. cosa ho fatto. quanto ho bevuto. no. vi offro qualche diapositiva mentale.
il posto. atmosfera rilassata, parco, niente zanzare praticamente un miracolo. unico neo l'apertura alle 19:30. il fatto d'arrivare con soli 40 minuti d'anticipo rispetto all'apertura mi ha dato tempo per fare qualche chiacchiera e tornare sui passi per bersi una media in un posto da regolamento di conti. già. cunt i vec che vusan. molto dopolavoro. praticamente perfetto. altro neo. ci sono cagacazzi e agili. purtroppo i primi superano i secondi. di brutto. e di solito sono tra quelli della sicurezza. no comment.
il biglietto. io non ce la faccio ad improvvisare. io devo avere le mie piccole, innocue, paranoiche certezze. se vado ad un concerto devo, ripeto devo, avere il biglietto almeno un mese prima. ma stavolta no. non organizzo io. si finisce con il fare il biglietto al momento nonostante l'ansia. risultato? settore centrale, prima fila. il palco a 5 metri? boh, non ho misurato. il microfono di Weller? un metro alla mia sinistra. ho detto tutto.
le birre. spettacolo. lo stand era del birrificio di lambrate. che vuol dire solo due cose. qualità e ghisa. andrebbe con le aringhe. hai ragione mate. ma vendono solo panini vegetariani, niente aringhe. la prendiamo lo stesso? certo. più volte.
la gente. bella, tanta, varia. praticamente ogni subculture era rappresentata. ogni età era disponibile. ogni abbigliamento era disponibile. ho conosciuto un sacco di gente. merito del mio virgilio. che è peggio di una rockstar. due passi qualcuno che lo saluta. due passi altri che lo vengono a salutare. serata a stringere mani e presentazioni.
i segni del tempo
vedersi, anzi godersi, un concerto per la prima volta seduto. strano. davvero strano. ma piacevole. sto diventando decisamente vecchio.
padre con figlia. e ritrovarsi a parlare di figli. e ritrovarsi a pensare al futuro primo concerto della mia pargoletta. sto diventando decisamente vecchio. ma mi piace.
il concerto. o. mio. dio. non era in forma. di più. energia pura. luce. un muro di suono granitico. spettacolo puro. nonostante tutto il pubblico tiene ordinatamente l'assalto iniziale. poi parte centrale rilassata. pelle d'oca 12 centimetri. e poi ancora assalto finale per stendere tutti. l'ordine tiene fino a The Eton Rifle. poi delirio. all'attacco delle prime note arrivano in massa davanti tutti a cantare, saltare, ballare. we are mods risuona sotto la tensostruttura. un momento bellissimo. e chiusura. All you need is love. me lo ricorda anche lui. brividi.
i momenti fissati in testa
Weller seduto sui gradini.
Weller che stira prima del concerto.
una futura mamma che accarezza il pancione con un'espressione impagabile. fortunato nascituro. ancora in pancia e si gode giù un concerto del genere.
le orecchie fischiano ancora un poco, ma è accettabile. la testa è un po' pesante. ma è super accettabile. il sorriso. beh. quello sta facendo il giro della testa.
(questo post serve a togliere l'ultimo di una riga e le belle pubblicità in giro)
((ah spero che gli spammer muoiano sotto una gragnuola di porcodii))
(((ah, riaddio, si sta troppo bene là fuori)))
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